Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, in cui le barriere linguistiche stanno via via venendo abbattute dalla diffusione progressiva dell’inglese. Conoscere l’idioma in questione, al giorno d’oggi, rappresenta una vera e propria necessità per coloro che si apprestano ad accedere al mondo del lavoro, e non è un caso che i percorsi di studi internazionali stiano assumendo un’importanza sempre più rilevante sul piano scolastico.

A testimonianza di ciò, è sufficiente prendere in esame i dati forniti dall’IIE (Institute of International Education) all’interno del rapporto “Open Doors”, datato 2018.

Nel documento si fa riferimento ai numeri elevati di studenti internazionali monitorati negli USA: 1.000.000 in ingresso, oltre 330.000 in uscita. Si tratta di quote piuttosto significative, che mettono in evidenza l’importanza notevole del fenomeno dello “study abroad” (“studiare all’estero”).

L’importanza di studiare all’estero

Studiare all’estero, lontano dai confini della propria nazione, ha effetti significativi sia per il singolo che per le comunità.

Chi studia in terra straniera, infatti, ha la possibilità di accrescere enormemente il proprio bagaglio culturale, oltre a poter vivere esperienze umane di grande rilevanza. Più in generale, però, è degno di nota il miglioramento complessivo in termini di istruzione generale, senza trascurare le ricadute economiche, anch’esse positive, nelle aree geografiche in cui sussistono le comunità ospitanti.

Oltre a quanto esposto, non si può trascurare lo scambio culturale che avviene tra le comunità stesse e chi vi giunge per motivi di studio, così come non va tralasciata la costruzione di legami sociali tra persone appartenenti a culture e tradizioni differenti. Ciò contribuisce a dare vita a una rete sociale globale proficua, anche sul piano lavorativo, e non è un caso che gli studenti internazionali si dimostrino spesso dei professionisti con competenze più rilevanti.

Un fenomeno anche europeo

Il fenomeno qui descritto non riguarda i soli Stati Uniti d’America, ma anche l’Europa. Un esempio lampante è dato dal programma Erasmus, ideato appositamente per permettere agli studenti universitari di optare per un periodo di studi all’estero.

Tra il 2016 e il 2019 il trend è risultato in crescita, anche in virtù del budget complessivo – oltre 70 milioni di euro – stanziato dall’Unione Europea per l’anno accademico 2018/2019.

Particolarmente rilevanti, tra gli altri, gli scambi di studio con l’area meridionale del Mediterraneo, la Russia e l’Asia.

E l’Italia? Qual è la situazione degli studenti internazionali presenti nella penisola?

Studi internazionali e Italia: alcuni numeri

A proposito della situazione italiana, nel solo 2018 si è assistito all’ingresso nel Belpaese di ben 26.000 studenti provenienti da tutta Europa. Altri 1.200 sono giunti dai paesi extra UE, ed entrando ancor più nel dettaglio si è evinto che l’Italia, sempre con riferimento al 2018, è stato il secondo paese più ambito dagli studenti provenienti dagli USA.

Come spiegare il grande apprezzamento per le università italiane?

In primo luogo, l’Italia è particolarmente appetibile per la grande tradizione culturale che la caratterizza. Chi intende studiare discipline artistiche, così come quelle umanistiche, non può non prendere in considerazione lo studio delle materie direttamente in terra italica.

In secondo luogo, l’Italia è piuttosto apprezzata per lo stile di vita, il “lifestyle”, oltre che per il clima mite e l’elevata qualità del cibo.

Infine, anche le opportunità lavorative italiane rappresentano un punto di arrivo per chi desidera operare nella moda, nel mondo del design, nel settore enogastronomico e in svariati altri contesti in cui le realtà nostrane eccellono da sempre.

L’Italia, dunque, non è certo meno appetibile di altre nazioni europee, e si conferma anno dopo anno una meta ambita e ricca di fascino.

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